L'artigliere dello Chaberton

Chaberton come era..!

Progetto grafico di Carlo Fenoglio

....e come è oggi

fotografia digitale di Roberto Guasco

Storia della Batteria dello Chaberton

dal 1886 al 1914

Sono classiche le parole che mi venivano riferite come pronunciate dagli abitanti di oltre frontiera:" Il nous ecrasse" esso ci schiaccia! Luigi Pollari Maglietta.

Lo Chaberton a fine ottocento, la vetta non ha ancora subito modifiche. E' completata la carrareccia militare provniente da Fenils.

Le casermette "Varese" ai primi del novecento.

Con la stipula della Triplice Alleanza (1882) a fianco dell'impero Austro-Ungarico e dell'Impero Germanico, il giovane Regno d'Italia si trovava nella condizione di dover fortificare la frontiera occidentale per difendersi dal nemico più vicino, la Francia. Al valico del Monginevro, le fortificazioni italiane erano decisamente inferiori, per numero e potenza di fuoco, a quelle del cugino d'oltralpe. La piazza fortificata di Briançon era costituita da un imponente linea di fortezze e batterie, in grado di proteggere ogni metro di confine. Non solo, la presenza di enormi caserme, di uno scalo ferroviario in grado di trasportare velocemente truppe e cannoni, facevano del Colle del Monginevro un'importante e temuta via di invasione da parte francese del territorio italiano. A fine ottocento i francesi avevano costruito una batteria permanente sul Monte Janus, rendendo le due batterie ottocentesche del Petit Vallon: "Alta e Bassa" ( sulle pendici sud dello Chaberton), obsolete perchè battibili dall'alto. Lo Stato Maggiore italiano decise di porre rimedio a questa inaccettabile situazione di pericolo e vulnerabilità!

Fu quindi presa la pazzesca decisione di edificare una batteria permanente sulla vetta del monte Chaberton a 3130 m. di altezza. Proprio per la sua quota, questa batteria, avrebbe dominato dall'alto tutti i forti francesi, rendendo la piazzaforte di Briançon completamente vulnerabile. La sfida costruttiva per l'epoca era titanica e gli ostacoli da superare terrificanti. Del progetto e della costruzione fu incaricato il capo della sezione staccata del genio di Cesana Torinese, il capitano Luigi Pollari Maglietta, che seguì i lavori ininterrotamente dal 1888 al 1908, anno in cui venne trasferito in Veneto. A Cesana Torinese vennero costruite delle capienti casermette per ospitare il numeroso presidio militare. Per avere accesso alla vetta ed al cantiere venne costruita una carrareccia militare ( Fenils-Chaberton) di 13 Km., divenuti in seguito 14,5, e un'ardita teleferica partente da Cesana Torinese. Questo impianto funiviario di grande potenza era per l'epoca assolutamente innovativo e unico nel suo genere; dislivello 1785 m., lunghezza sull'inclinata 3783 m., pendenza media 53,6 %. Il progetto della batteria prevedeva lo spianamento della vetta ( che si abbassò di circa tre metri) e la costruzione, su uno scalino ricavato dalla viva roccia sul versante rivolto verso l'Italia, di un parallelepipedo di calcestruzzo sormontato da otto torri armate con cannoni da 149/35. Per l'epoca la soluzione era innovativa, lo spalto di roccia antistante proteggeva completamente la batteria dai tiri diretti, e l'assenza di artiglierie a tiro curvo rendeva lo Chaberton invulnerabile. La soluzione delle cupole su torri alte più di 5 m., risolveva il problema dell'abbondante innevamento, che nei mesi invernali avrebbe potuto bloccare l'opera. Tutti i problemi legati alla costruzione vennero brillantemente risolti dalla mente geniale di Luigi Pollari Maglietta, la cui opera venne sempre incondizionatamente apprezzata dai suoi superiori. Un pò meno dai suoi pari grado, che per invidia e incompetenza cercarono in più occasioni di criticarlo e danneggiarlo, arrivando ai limiti della calunnia. Dopo il suo trasferimento nel Nord-Est, la costruzione della batteria dello Chaberton procedette con lentezza e disinteresse, giungendo al completamento solo nel 1914, quando era ormai diventata obsoleta!. La comparsa dell'arma dell'aviazione e di artiglierie a tiro curvo precise, faranno nascere già vecchia e vulnerabile la batteria dello Chaberton. Nel corso della prima guerra mondiale, le batterie corazzate del Regno d'Italia si erano rivelate troppo vulnerabili alle artiglierie di assedio Austro-Ungariche. Al forte Verena " il dominatore degli altipiani", nel giugno 1915, un colpo di mortaio da 305 mm austriaco aveva fatto strage del presidio italiano e devastato la struttura corazzata della batteria italiana. Il progetto di incavernare i pezzi dello Chaberton sotto lo spalto di roccia non verrà mai realizzato. Il fiore all'occhiello dell'artiglieria italiana, il " Forte delle Nuvole", diventerà ben presto un gigante dalla testa di argilla. Nel giugno del 1940 i francesi si faranno trovare preparati alla prova del fuoco; gli italiani no! Di questo scellerato comportamento, ne faranno le spese i giovani artiglieri dello Chaberton.

Luigi Pollari Maglietta

Note Caratteristiche

Qualità Tipiche

Statura m 1,69 - Robusto - Di ottima indole-carattere leale-perseverante- energico-animo delicato e sensibile-sentimento militare elevato.

Qualità intelletuali

Molto intelligente e colto-ha buona cultura generale-buon capo sezione-molto studioso-ha molta attitudine nel progettare e dirigere lavori di fortificazione-

Contegno in servizio e nella vita privata

Adempie col massimo impegno, intelligenza ed attività ai propri doveri. Nella vita privata, inappuntabile.

Giudizio Complessivo

Ottimo Ufficiale, adempie in modo eccellente alle funzioni del proprio grado ed impegno.

Torino 4 settembre 1904 Direzione del Genio Militare di Torino

 Il Colonnelo Direttore Chiarle

La famiglia del maggiore Pollari Maglietta a Torino (davanti a Villa della Regina), a inizio novecento.

Le telferiche trasportabili :" Sistema Maglietta", un'altro brevetto innovativo del maggiore Luigi Pollari Maglietta. Nella fotografia uno dei cavalletti della linea sperimentale tra Cesana Torinese e Sansicario.

Il maggiore Maglietta (2° da destra), si intrattiene a pranzo con alcuni ufficiali francesi sulla linea di confine Italia-Francia. Sullo sfondo Chasseurs francesi ed Alpini italiani ( fine ottocento). I rapporti erano cordiali, anche se queste ricognizioni sul confine occidentale erano finalizzate per lo più a spiarsi vicendevolmente!

Il cantiere della batteria dello Chaberton nel corso dell'estate del 1905. Quattro torri sono ultimate, si procede al montaggio delle corazzature delle cupole. La 5^ e la 6^ torre sono in costruzione. Notare sullo spalto la tettoia cantiere dove venivano preparati gli impasti e le malte per la costruzione. In primo piano due operai, armati di carriole, tutto il lavoro veniva svolto con pala, picco e mine; solo in seguito verranno portati sul cantiere delle perforatrici a motore a scoppio ( brevetto Pollari Maglietta). I lavori venivano svolti, durante i brevi mesi estivi, da un vero e proprio esercito di operai civili e del Genio Militare. La sorveglianza contro le spie era ferrea, anche se i francesi riuscirono comunque a seguire tutti i lavori, raccogliendo una preziosa documentazione fotografica e tecnica, che risulterà decisiva per il tiro di distruzione dello Chaberton del giugno 1940.

 

dal 1914 al 1940

La lapide della tomba di Francesco Longoni al cimitero di Fenils.

Stemma dell'Artiglieria da Fortezza 1915.

 

I centri 112 e 111 del caposaldo Colle dello Chaberton.

Non appena ultimata nel 1914, la batteria dello Chaberton venne disarmata. Il Regno d'Italia aveva cambiato orientamento e deciso di allearsi con la Francia e l'Inghilterra, i suoi cannoni furono quindi inviati alla frontiera orientale. Il trasporto delle bocche da fuoco dalla vetta dello Chaberton a Fenils fu lento e faticoso. A Fenils durante le delicate fasi di trasbordo di una bocca da fuoco dal carro al camion, si verificò un incidente mortale. La volata di un cannone ruppe i tiranti a cui era assicurata e cadde su un artigliere del 6° Reggimento, Francesco Longoni, le cui spoglie riposano da allora nel piccolo cimitero di Fenils basso. Tra gli anni 20 e 30, vennero effettuati i lavori di scavo delle gallerie sotto lo spalto. L'attività dei servizi di informazione francesi continuarono incessantemente, come anche Le ricognizioni fotografiche della batteria dello Chaberton, eseguite dalle vette più alte sulla linea di confine. Nel 1927 con l'ausilio di trattori di artiglieria vennero riportate alla batteria le bocche da fuoco. Per tutto questo periodo la batteria fu occupata stabilmente dagli alpini del 3° Reggimento, per il servizio di guardia e nella bella stagione, da militari del Genio (per i lavori) e da artiglieri da fortezza (per le esercitazioni e la manutenzione delle armi). Negli anni trenta iniziarono i lavori del "Vallo Alpino", che non apportarono nessun miglioramento strutturale alla 515^ batteria. Vennero però costruiti due centri in caverna al Colle dello Chaberton, 111 e 112, armati di due mitragliatrici fiat mod. 35. Questi due centri dovevano interdire in caso di attacco, le infiltrazioni francesi. Allo Chaberton comparvero i militari della neonata Guardia alla Frontiera appartenenti alle tre specialità del Corpo: Artiglieria,Genio e Fanteria. Di presidio ai Bunker del Colle dello Chaberton c'erano i fanti del VII°b sottosettore, alla batteria dello Chaberton, gli artiglieri. La teleferica grande potenza dello Chaberton riforniva sia la batteria che le postazione del caposaldo Colle dello Chaberton.

 

 

Fotografia del Colle dello Chaberton scattata dalla 515^ batteria nel 1938. La fotografia è talmente nitida da poter individuare tutte le strutture difensive del Vallo Alpino.

La batteria dello Chaberton negli anni 20.

La 515^ batteria da Challance Ronde.

Medaglietta portafortuna della G.A.F. con il simbolo di reparto, uno scudo trapassato da un Gladio, e gli stemmi di specialità: Fanteria, Artiglieria, Genio e compagnia mitraglieri. In basso il nodo Savoia.

Fanti del VII° G.a.f. del caposaldo Colle dello Chaberton. Il caporale solleva una mitragliatrice Fiat 35 su treppiede. Un'arma analoga su affustino, armava le postazioni dei Centri 111 e 112.

1940 l'ultimo inverno di Pace

La batteria dopo una bufera di neve, un' immagine "glaciale" dello Chaberton (foto archivio Rossi)

Forte Chaberton, primavera 1940. Le reclute classe 1920 posano per una foto ricordo sul piazzale della batteria. Hanno terminato il periodo di addestramento e si accingono a ridiscendere a Cesana Torinese.

L'inverno 1939-40 fu l'ultimo di pace per la batteria dello Chaberton, la seconda guerra mondiale era già scoppiata e dense nuvole di guerra si addensavano all'orizzonte della 515^ batteria. Il presidio contava 150 uomini, tutti gli "anziani" della batteria; i richiamati delle classi 1918-19 e le reclute delle classi 1920-1921. I vari contingenti si alternavano per periodi addestrativi ai pezzi. Nella primavera del 1940 furono eseguiti quattro tiri in direzione del poligono della Valle Argentiera. Per tenere occupati gli artiglieri venivano svolti dei lavori alla batteria; venne stesa una linea telefonica interrata che dalla vetta dello Chaberton raggiungeva il colle omonimo e quindi le casermette della fanteria di Cresta Nera, bastò un fulmine per far saltare tutta la linea!. Tutto il munizionamento e le polveri stoccate nei depositi venne ricontrollato. In linea di massima la vita allo Chaberton procedeva come sempre, noiosa e oziosa. Questo tran tran veniva sovente interrotto dalle visite di alti ufficiali alla batteria, come quella del Duca di Bergamo o del Principe di Piemonte. Spesso e volentieri giungevano alla batteria gli alpini del battaglione "Esille", provenienti da Desertes per marce addestrative.

1940 Lo Chaberton all'alba

1940 La stazione d'arrivo fotografata dal sentiero basso. Cannoni rivolti verso l'Italia.

Splendida immagine delle torri. Autunno 1939.

L'ufficio Comando della 515^.

La mensa ufficiali.

Pranzo sul piazzale.

La prima torre della 515^.

La Breda 20 mm. antiaerea sul piazzale della batteria.

Autunno 1939. Il dr. Boffano (92° Rgt.Fanteria) alla 515^.

Corvée spalaneve davanti alle finestre degli ufficiali. Foto scattata dal ponticello sospeso.

Artiglieri dello Chaberton e Alpini del battaglione "Esille" socializzano sul piazzale della batteria grazie ad una provvidenziale chitarra!

Culatta e otturatore di uno dei cannoni da 149/35 della batteria dello Chaberton.

Giugno 1940

Tempesta di fuoco sul Gigante delle Alpi!

La storia insegna che l'uomo...

Forte Verena Giugno 1915. Nella foto gli effetti del bombardamento Austriaco sulla batteria. Nel forte morirono in 49 tra ufficiali ed artiglieri.(archivio Caldart).

Mortaio da 305 mm. Austro-Ungarico. Il " Distruttore del Verena".

La stazione d'arrivo della teleferica dello Chaberton distrutta.

... non impara nulla dalla storia!

Forte Chaberton Giugno 1940. In primo piano la tomba di nove dei dieci caduti. Dietro, la 5^ torre devastata dal fuoco di controbatteria francese.

Mortaio Schneider-Creusot Francese da 280 mm. Il " Distruttore dello Chaberton".

L'osservatorio avanzato della batteria sbriciolato da uno dei primi colpi.

Il 10 giugno 1940 l'Italia dichiarava guerra a Francia ed Inghilterra, entrando a fianco dell'alleato tedesco nella 2^ Guerra Mondiale. Gli artiglieri dello Chaberton seppero della dichiarazione di guerra dalla voce di Benito Mussolini; la radio del forte era stata posizionata nel corridoio principale dell'opera in modo che tutti la potessero ascoltare. Nel settore del Monginevro, gli otto cannoni dello Chaberton avrebbero supportato con il loro fuoco l'avanzata in territorio francese dei fanti delle divisioni "Assietta" e "Sforzesca". La prima azione di fuoco della 515^ batteria avvenne il 17 giugno 1940, quando sparò otto salve contro il forte francese "des Olive" posizionato a 8 km. di distanza. Il tiro venne effettuato alla cieca in quanto le nuvole impedivano l'osservazione diretta. Tra il 18 e il 20 giugno 1940, la batteria dello Chaberton intervenne più volte contro obiettivi francesi, soprattutto sparò contro i forti:" Janus, Gondrans, Infernet, Les Aittes, Trois Tetes e alcune batterie campali che stavano massacrando i fanti italiani sulle direttrici di attacco. Fino a quel momento le due sezioni di mortai francesi da 280 mm. Schneider Creusot, appositamente piazzati in posizione ben defilata al di sotto della cresta dell'Infernet, al Poet Morand e all'Eyrette, avevano dovuto tacere. Le condizioni atmosferiche avverse impedivano agli osservatori francesi di vedere la vetta dello Chaberton. Il "forte delle nuvole" era da queste nascosto e protetto. Ma la mattina del 21 giugno 1940 le nuvole si diradarono e i mortai francesi iniziarono il fuoco di controbatteria, bastarono poche salve per regolare il tiro sullo Chaberton. Dalle 17 del 21 giugno un martellante e preciso fuoco iniziò a demolire la batteria dello Chaberton. Nel giro di poche ore vennero distrutte o rese inutilizzabili 6 torri su otto, teleferica distrutta, deposito viveri devastato, collegamenti elettrici e telefonici con il fondovalle interrotti. Gli italiani non seppero mai individuare da dove provenisse il fuoco francese.Si contavano già nove morti e più di cinquanta feriti. Il presidio della batteria era ridotto alla fame ed alla disperazione. Eppure con un moto d'orgoglio continuò a combattere con i due cannoni supersiti fino alle ore 1,35 del 25 giugno 1940, quando entrò in vigore l'armistizio tra Italia e Francia. Pur mutilato e sanguinante il vecchio titano dello Chaberton non si arrese, i suoi orgogliosi artiglieri, continuarono a combattere fino alla fine un nemico invisibile e micidiale.

( nella sezione audio, "Giugno 1940 " il diario del tenente Chieppi, comandante della 4^ sezione pezzi della 515^ batteria, 7^ e 8^ torre. Voce narrante di Umberto Pertici artigliere della 515^. Raduno reduci XXXIV Gruppo Artiglieria G.A.F. Cesana Torinese 1978).

 h. 17,00 la prima torre dove morirono quattro artiglieri.

h. 17,30

La quinta torre colpita in pieno e scardinata dalla sua base. Cinque artiglieri morirono sul colpo!

  h. 17,40 la terza torre colpita, precipita sul terrazzo della batteria.

Il terrazzo della batteria devastato dai proietti francesi. Le linee elettriche volanti sono interrotte, la gabbia di Faraday antifulmine distrutta!. Nella foto a destra la terza torre fotografata dal basso. Gli infissi e i vetri delle finestre sono tutti scassati. Il fiore all'occhiello dell'artiglieria italiana è ridotto ad un ammasso di rottami!

Il sergente maggiore Ferruccio Ferrari (Medaglia d'oro al V.M.) ferito grave della prima torre, morirà il 26 giugno 1940 all'ospedale di Pinerolo. I nove caduti della batteria verranno inizialmente sepolti sullo spalto.

1940-1957

La batteria dello Chaberton cade nell'oblìo

Autunno 1941, le bare dei nove caduti dello Chaberton vengono portate al cimitero di Cesana.

Luglio 1943, gli operai dell'Arsenale di Torino, demoliscono la quinta e la prima torre.

Inverno 1944-45. I paracadutisti della R.S.I. del Btg. "Nembo" presidiano lo Chaberton.

Dopo la battaglia delle Alpi la batteria dello Chaberton venne presidiata da un pugno di uomini. L'inverno 1940-41 fu il più duro; con la teleferica e l'impianto elettrico non funzionanti la vita di quei pochi artiglieri sarà un inferno. Cibo e acqua razionati, freddo, gli artiglieri avranno l'impressione di essere stati abbandonati a loro stessi. Nella primavera del 1941, la teleferica venne rimessa in funzione. Alla fine dell'estate del 1941 le salme dei nove caduti vennero trasportate a valle per essere seppellite nel cimitero di Cesana Torinese, e non come è stato detto fino ad ora, dopo la fine della guerra. Nel luglio del 1943 gli operai dell'arsenale militare di Torino si recarono alla batteria per smantellare la 1^ e la 5^ cupola.

Estate 1945, i Francesi compiono il "pellegrinaggio" allo Chaberton per esorcizzare la paura dell'antico nemico. Al centro nella foto il colonnello Brasset, governatore militare di Briançon nel 1940. (foto coll. Boyer)

Estate 1957, le due jeep willis dell'impresa Ferraris di Cesana Torinese, sullo spalto della batteria dello Chaberton. La squadra di demolizione era composta da dieci elementi, otto operai veneti e due taglialastre di Torino, più i due autisti delle jeep.

Giuseppe Ferraris (a sx.)e Remigio Bouvier,i due autisti delle willis, posano per una foto sulla quarta torre, prima che venga demolita. I due autisti riuscivano a fare anche quattro viaggi al giorno, arrivando a trasportare sulle jeep e sui carrellini fino a 30 quintali di metallo!

Dopo l'otto settembre 1943 e il dissolvimento del Regio Esercito, la batteria venne occupata da militari tedeschi e della R.S.I, gebirgsjäger della V^ Divisione " Die Gäms" e paracadutisti della Folgore btg. "Nembo"; che utilizzarono la batteria come osservatorio. Dopo la fine della seconda guerra mondiale le clausole dell'armistizio firmato a Parigi nel 1947 imponevano il passaggio della vetta dello Chaberton fino al Pian dei Morti alla Francia. Con una decisione molto discutibile, legata probabilmente ad un atteggiamento "revanchista" nei confronti dell'italia, i francesi decisero di smantellare quello che restava della batteria dello Chaberton, distruggendo per sempre un museo a cielo aperto. Venne incaricata della demolizione, l'impresa Ferraris di Cesana Torinese, che nel corso dell'estate del 1957 asportò tutte le strutture metalliche della batteria. Gli italiani a corto di lavoro e materie prime, ma con manodopera competente e avvezza ai sacrifici, non poterono che ringraziare i francesi per il lavoro commissionato!.

Finalmente! a settant'anni di distanza,

inaugurata allo Chaberton una targa in memoria dei caduti.

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