L'artigliere dello Chaberton

Chaberton come è oggi

visita ai luoghi storici

Anche se solo per cinque minuti, sventola nuovamente la bandiera da battaglia della Batteria dello Chaberton, il vecchio forte combatte da settant'anni contro la natura, ma sopratutto contro l'incuria e l'inciviltà degli uomini!

Cesana Torinese

sede del VII° Settore G.A.F.

Cesana Torinese con l'indicazione dei principali siti da visitare. Nel piccolo riquadro foto del 1941 della Cappella di Nostra Signora del Rosario, che venne utilizzata come camera ardente per le salme dei nove caduti dello Chaberton. Nella foto il corteo funebre parte in direzione di Cesana Torinese e, dopo avere attraversato il paese procederà in direzione del cimitero militare.

La centrale elettrica militare, stazione di partenza della teleferica "Grande Potenza" dello Chaberton sulla riva della piccola Dora.

Le casermette "Varese" a Cesana. Nella foto la casermetta della 515^ Batteria. Nel riquadro ufficiali e artiglieri davanti all'ingresso negli anni 40.

Il monumento Altare ai caduti dello Chaberton. Inaugurato il 25.6.1978.

I pannelli di controllo della centrale elettrica militare, nel riquadro in piccolo foto degli anni 40 della centrale. Forniva corrente a 6000 volts allo Chaberton, che veniva portata a 240 v. da un trasformatore identico a quello visibile sulla destra della foto, posto nel piccolo locale sopra le latrine della batteria dello Chaberton.

La tomba di Umberto Orsenigo, artigliere dello Chaberton, Medaglia d'Argento al Valor Militare. Nel riquadro foto del cimitero militare nel luglio 1940. (Il cognome è stato inciso male!)

 I siti di interesse storico a Cesana Torinese meritano una sosta ed una approfondita visita. Il primo che si incontra entrando nella cittadina, è la Centrale Elettrica- Stazione di partenza della Teleferica dello Chaberton, visibile sulla sponda sinistra della Dora. E' una struttura su più piani, a quello inferiore conserva tutt'oggi i trasformatori, i pannelli di controllo e l'alternatore della centrale idroelettrica militare, che forniva la corrente alla Batteria dello Chaberton. Proseguendo in direzione della chiesa parrocchiale si può visitare il cimitero militare che accoglie le spoglie dei caduti della "Battaglia delle Alpi", i fanti delle divisioni: " Assietta, Sforzesca, Legnano" e quattro dei dieci caduti dello Chaberton:" Umberto Orsenigo e Nannipieri Bruno (M.A.V.M.), Mario Redaelli e Sasso Leonardo (M.B.V.M.). I corpi dei restanti cinque caduti ( Stella Giovanni, Romanò Virginio, Bombardieri Giacomo, Bossola Riccardo, Sala Fedrico, tutti insigniti della M.B.V.M.) furono riportati dalle famiglie nei paesi d'origine. Ritornando in Cesana Torinese e precisamente ai giardini pubblici ai lati dela circonvallazione, si può vedere il monumento altare ai caduti dello Chaberton. Il monumento riproduce una torre su un basamento di pietre, ed è molto rievocativo della batteria. Su tre lastre di bronzo sono incisi i nomi dei caduti, le onoreficenze e lo stemma dell' 8° Raggruppamento Artiglieria Guardia alla Frontiera, a cui la batteria dello Chaberton apparteneva. Proseguendo oltre il ponte in direzione della caserma dei Carabinieri si incontrano le "Casermette Varese" o almeno quello che resta di loro. Tutto il complesso costituiva il Presidio Militare di Cesana Torinese e venne realizzato a fine ottocento. Al massimo del suo sviluppo, a fine anni trenta, era composto da nove casermette a due piani, in grado di accogliere più di duemila uomini; le cucine, i bagni, lo spaccio truppa, un cinema militare e una salmeria per cinquanta quadrupedi. Erano annessi al complesso: il magazzino del Genio, la centrale elettrica, la polveriera e le casermette a un piano per la fanteria. Le casermette sono in stato di abbandono da molti anni e la visita agli interni è sconsigliata. E' probabile che in un futuro non lontano vengano completamente demolite per riutilizzare i terreni.

 Nella fotografia Cesana Torinese negli anni 40.

Le vie di accesso alla

Batteria dello Chaberton

Risalendo il Vallone del Rio Secco da Claviere (1h. c.a.) si raggiunge un'ampio pianoro. A destra per una traccia di sentiero si sale al Colle dello Chaberton.

Il lungo e faticoso tratto dal Ricovero 7 Fontane (distrutto nel 2009 da una slavina) al Colle dello Chaberton ( 1,30 h. c.a.)

Giunti al Colle, crocevia della mulattiera con la carrareccia militare proveniente da Fenils, si compie l'ultimo tratto fino alla vetta (1,15 h. ca.)

Il Colle dello Chaberton, punto di congiunzione delle due vie d'accesso alla batteria dello Chaberton, la mulattiera di Claviere che risale il Rio Secco e la carrareccia militare che parte da Fenils. La fotografia è stata scattata dai pendii della punta Trois Scies. In primo piano i ruderi del ricovero 1 ( casermetta ottocentesca del 3° Alpini).

Gli ultimi sette tornanti della carrareccia militare, lungo i quali si incontrano le pricipali strutture che compongono la 515^ Batteria.Il corpo di guardia e i reticolati, la caserma truppa e la casermetta degli ufficiali. E all'altezza del quart'ultimo tornante la finestra di aerazione della polveriera in caverna.

La via più utilizzata e rapida per raggiungere le vestigia del Forte dello Chaberton, è la mulattiera che parte da Claviere. E' un lungo percorso a pendenza crescente che diventa via via più impegnativo e faticoso. La durata è di circa tre ore, tre ore e mezza. Questo sentiero era il più utilizzato dagli artiglieri per raggiungere lo Chaberton sia in estate che in inverno. Fino al 2008 esisteva lungo il percorso un punto di sosta protetto, il Ricovero delle " 7 Fontane". Una piccola casermetta in ottime condizioni che poteva essere utilizzato dagli escursionisti come riparo in caso di maltempo. Nel corso del disgelo della primavera 2009, una imponente slavina staccatasi dal Colle dello Chaberton, ha completamente distrutto il ricovero. Una volta giunti al Colle dello Chaberton, si apre una splendida finestra panoramica sulla cresta spartiacque, normalmente una folata di vento gelido accoglie l'escursionista. Il panorama è strepitoso ed è quasi un obbligo fermarsi per una breve sosta rinfrancante!. Al colle è possibile osservare i centri 111 e 112 del Vallo Alpino, i ruderi delle casermette ottocentesche e il "Pian dei Morti" sottostante, con lo sviluppo della carrareccia militare proveniente da Fenils. E' in questo punto che gli appassionati di Mountan Bike, risalenti da Fenils, si incontrano con gli escursionisti a piedi provenienti da Claviere. Per chi decidesse di salire a piedi lungo la carrareccia militare, il percorso è sicuramente meno ripido ma molto più lungo, in media quattro ore e mezza. Negli ultimi anni sono stati effettuati interventi di manutenzione sulla strada militare fino al confine con la Francia posto al Pian dei Morti. A fine settembre da due anni si tiene un raduno di veicoli militari, autorizzato dal Comune di Cesana Torinese, che partendo da Fenils si ferma al Pian dei Morti. Ricordo a tutti gli appassionati che è severamente vietato il transito di veicoli a motore non autorizzati sulla carrareccia militare. La strada militare è sicuramente un percorso più lungo ma spettacolare, è un capolavoro di ingegneria militare che attraversa splendidi boschi, ripide pietraie e imponenti pendii rocciosi. Consiglio a tutti gli escursionisti, nella bella stagione, di visitare il bellissimo Museo Civico di Fenils gestito dal Signor Riccardo Culturi. In cui sono conservati alcuni oggetti dello Chaberton, oltre a una completa collezione storica di oggetti del luogo.

Fotografia aerea della carrareccia militare con l'indicazione dei punti più suggestivi del percorso: Il Rio dell'Inferno, Grange Quagliet, Rocca Tagliata, Il pian dei Morti e il Colle dello Chaberton.

Il passaggio di " Rocca Tagliata". Per costruire la strada militare a fine ottocento, la montagna venne letteralmente tagliata con mine. Nel piccolo riquadro Alpini del Battaglione "Esille" nel 1939, posano per una fotografia sulla Rocca.

Il "Pian dei Morti". Con le clausole dell'armistizio del 1947 da qui inizia il territorio francese, segnalato dalla presenza di un cippo di confine. E' uno dei pochi punti dello Chaberton dove si può trovare acqua tutto l'anno. Sgorga una fonte dalle pendici di Rocca Charnier. In rosso è indicata la direzione da prendere per raggiungere la casermetta del 1899 di Rocca Charnier.

Il Forte delle Nuvole

Lo Chaberton all'alba è uno spettacolo imperdibile. Le murature si colorano dapprima di un tenue colore rosato, per poi infuocarsi quando vengono investite dal sole.

Per chi ha la fortuna di trovare la montagna avvolta da nubi basse e nebbia, la batteria svela il suo volto più suggestivo di " Forte delle Nuvole". Nella foto una nuvola letteralmente affettata dalle correnti d'aria.

Messa a 3130 metri. Nel mese di agosto lo Chaberton è una meta molto frequentata in valle. Comitive numerose ed "attrezzate" si recano in vetta. Nella foto il momento della benedizione del Santissimo.

L'incredibile vista panoramica che si gode dai 3130 m. dello spalto della batteria. Vengono indicate le principali fortezze francesi su cui lo Chaberton sparò nel giugno 1940.

Planimetria e progetto grafico di Carlo Fenoglio e Marco Giovannozzi.

La strada di accesso al piazzale della batteria è letteralmente "appesa" alla montagna. Nel riquadro "Inverno" 1940.

Le due uscite lato est del lungo tunnel sotto lo spalto.

L'entrata di sinistra del tunnel sotto lo spalto. Nella foto artiglieri davanti all'uscita nel 1940.

Il tunnel sotto lo spalto uscita di sinistra. Questa ampia galleria avrebbe dovuto diventare la stazione in caverna della teleferica. Notare il livello dell'acqua (50 cm.)

 

Lo Spalto

e la visita alla galleria "Ghiaccio".

Non appena arrivati in vetta, si rimane colpiti dal panorama circostante. Nelle giornate limpide, lo sguardo può spaziare a 360° sulle valli e sulle catene montuose circostanti. Dalla Vallèe della Durance e la Barre des Ecrìns in Francia, alla Val Chisone e Susa in Italia, è tutto lì davanti ai vostri occhi. I picchi del Rocciamelone, Monviso e Pic de Rochebrune, sembrano sfidare da lontano la vetta mozzata dell'imponente Chaberton. Dallo spalto si può accedere al piazzale della batteria tramite la strada di accesso ricavata nella viva roccia. Affacciandosi con cautela sul bordo della strada si vedono nell'ordine: il locale caricamento proietti e più in basso la casermetta ufficiali e la caserma truppa. Nella roccia a destra è cementata una targa chilometrica :" Da Fenils Km. 13", è una targa apposta prima delle modifiche fatte al percorso, che allungarono la carrareccia a più di 14 Km. Appena giunti sul piazzale della batteria, si vede il pennone piramidale della bandiera costruito nel 1939 dagli artiglieri; poco distante un robusto palo di legno è quel che rimane del supporto di una "capra" di artiglieria. Veniva utilizzata con un argano a mano per sollevare grossi pesi. A sinistra del pennone della bandiera, una traccia di sentiero scende a mezzacosta e passando sotto alla stazione della teleferica, conduce all'ingresso del lungo tunnel sotto lo spalto. L'accesso ad arco nella roccia sarebbe dovuto diventare nei progetti, la stazione in caverna della teleferica. Il tunnel nel suo tratto iniziale è quasi sempre invaso dall'acqua, più di 50 cm. Poco più avanti si apre sulla sinistra una enorme finestra panoramica sospesa nel vuoto. Proseguendo a destra si accede a quella che era chiamata dagli artiglieri la galleria "Ghiaccio" e dove venne spostata nel giugno 1940 la centrale di tiro e il comando della Batteria. Durante il bombardamento francese il tunnel risultò essere il posto più sicuro della batteria. Al fondo del tunnel a sinistra c'è l'accesso all'osservatorio in caverna della batteria. Una piccola feritoia che guarda in direzione di Briançon. E' impossibile proseguire oltre, un'imponente muro di ghiaccio sbarra la strada. Dall'altra parte dell'ostruzione c'è il ramo del tunnel utilizzato come deposito proietti. E' possibile visitare quel tratto del tunnel passando dalla scala interna alla polveriera. All'altezza della seconda rampa di scale, completamente ricoperta da scivolosissimo ghiaccio, si apre una comunicazione con il tunnel.

La finestra panoramica a strapiombo che si affaccia su Cesana Torinese e la Val di Susa. Nel piccolo riquadro la silouette del tenente Carlo Fagnola nel 1938.

 

" La galleria ghiaccio" del tunnel sotto lo spalto. Sul fondo la finestra della fotografia precedente. Poco più avanti sulla destra si apre la comunicazione con l'osservatorio in caverna.

A destra la comunicazione con la seconda rampa della scala alla polveriera, a sinistra il ramo del tunnel sotto lo spalto, adibito nel 1940 a deposito proietti. Notare le centine che un tempo erano rivestite di pannelli di eternit. Lo spesso strato di ghiaccio obbliga l'escusionista a camminare sulle ginocchia. Questo ramo del tunnel proseguiva nella galleria "Ghiaccio", attualmente l'ostruzione rende le due parti non comunicanti. Nel disegno si può vedere come venivano accatastati i proietti dello Chaberton.

Il corridoio prinicipale dell'opera. Negli ultimi anni, viste le abbondanti nevicate invernali, nel corridoio si è accumulata più di un metro e mezzo di neve.

La prima rampa di scale alla polveriera. A sinistra le rotaie del montacarichi proietti "volante". Al fondo di questa rampa si trovano su un pianerottolo, a destra la comunicazione con il locale caricamento proietti (quasi sempre bloccata dal ghiaccio), a sinistra l'arrivo del montacarichi su rotaie a terra, che percorreva le tre restanti rampe.

LA DISCESA E' SCONSIGLIATA!

La finestra di una delle camerette per gli ufficiali. Notare la tinteggiatura a tre colori ( grigio,bianco e azzurro).Nell'inserto come era nel 1939.

 

 

 

Le ultime due rampe della scala elicoidale della quarta torre, sono perfettamente visibili le stratificazioni delle colate successive di calcestruzzo. Durante la costruzione della batteria, la struttura a blocchi esterni della torre, funzionava come un colossale "stampo". Le ringhiere e gli scalini sono molto elaborati ed in stile primi novecento.

  Visita all'interno della Batteria

 Per accedre ai locali interni della batteria si utilizza l'ingresso principale che dà sul piazzale dell'opera. I mesi primaverili ed estivi sono i peggiori, dato che solo a ottobre inoltrato si scioglie l'abbondante manto nevoso che si è accumulato in inverno (e non succede tutti gli anni!). Senza ramponi e caschetto sono inevitabili i capitomboli e le zuccate sulla volta; all'interno fa molto freddo ed è buio, è indispensabile un'abbigliamento adatto ed almeno due torce elettriche (le batterie si scaricano in fretta!) NON ENTRATE MAI DA SOLI!. Non appena entrati nel corridoio, a destra si accede al locale cucine della batteria, dove sono ancora presenti due bellissimi lavatoi dell'epoca (pieni di spazzatura di oggi, lasciata da incivili zozzoni) e, nel locale adibito a legnaia i contenitori in eternit per l'acqua potabile. Usciti dalla cucina, un piccolo corridoio orizzontale a destra conduce alla scala della polveriera in caverna. La discesa è consigliata solo a gruppi ben attrezzati e preparati allo speleoturismo. Ritornati nel corridoio principale è un continuo alternarsi di riservette delle torri (a cui sono state asportate le scale) ed ampi stanzoni che erano utilizzati come camerate o locali logistici. Il primo che si incontra è il locale generatori d'emergenza, ne rimane solo uno tutto arrugginito (si tratta di un motore diesel di un camion 32 Fiat). In questo locale erano anche conservate due volate di riserva dei cannoni da 149/35; ed era utilizzato come officina. Dopo aver superato la riservetta della 7^ torre si incontra un'ampia camerata dove nel giugno del 1940 furono sistemate le reclute della classe 1920-21. Dormivano su letti a castello da tre su due file con pagliericci (freddo e umidità erano insopportabili). Dopo la riservetta della 6^ torre si incontra lo spaccio truppa( è caratterizzato dalla presenza di un tramezzo); ovviamente era il locale più frequentato della batteria. Interminabili partite a carte accompagnate da bevute e cantate proseguivano fino a tarda ora. Davanti all'ingresso dello spaccio si apre il corridoio che porta alla stazione d'arrivo della teleferica. Proseguendo oltre si incontrano altre due camerate con tramezzi crollati all'interno. La prima era la camerata del corpo di guardia alla batteria, con due stanzette per i sottoufficiali, la seconda dotata di due finestre che si aprono sul corridoio principale, era il comando batteria-centrale di tiro.

Camerata Truppa, nel riquadro messa allo Chaberton.

Lo spaccio truppa. A destra come era nel 1939.

 Proseguendo oltre un tramezzo in muratura si accede alla parte della batteria riservata agli ufficiali. Un piccolo corridoio a destra porta ai locali latrine, situati in una piccola torretta su due piani sul lato sinistro della caserma. Al piano superiore erano presenti il trasformatore e i pannelli elettrici della centralina del Forte. Proseguendo invece lungo il corridoio principale si trova sulla destra un'ampia camerata divisa in due da un tramezzo semicrollato. Nella parte anteriore di questo locale era situata la mensa uffciali, in quella posteriore l'infermeria del forte. Oltreppasato questo locale si accede alle quattro stanzette per gli ufficiali, tutta la zona è la meglio rifinita della batteria, pareti a tre colori, volte ad archetto, e una strepitosa vista sul fondovalle dalle finestre.

La torretta a due piani per il locale latrine, a quello inferiore e la centralina elettrica , a quello superiore.

Il piccolo terrazzo posto davanti alla torretta era collegato con un ponticello volante alla parte frontale della batteria.

Visita alla 4^ Torre

 La quarta torre è l'unica visitabile della batteria, le sue scale elicoidali non sono state asportate durante la demolizione. Con molta cautela, mancano alcuni scalini mentre altri sono visibilmente rotti, si può salire sul pianerottolo di servizio della torre. Quando erano presenti le cupole d'acciaio, a questo livello c'era il telefono per le comunicazioni interne e arrivavano i montacarichi proietti dalle riservette sottostanti. Al piano inferiore di alcune torri, si possono ancora vedere i cassoncini di trasporto (ma il più delle volte sono nascosti da un cumulo di neve!. L'escusionista noterà sul basamento di calcestruzzo, i prigionieri che venivano imbullonati sulla ghiera dentata del meccanismo di rotazione della casamatta.

Itinerari di visita alternativi

Il Ricovero di Rocca Charnier

Dal Pian dei Morti, si stacca sulla destra una traccia di sentiero che conduce alla ottocentesca casermetta di Rocca Charnier. E' in assoluto il punto panoramico più bello per osservare lo Chaberton. La prospettiva è identica a quella che avevano le spie francesi durante la costruzione della batteria. La casermetta su due piani poteva ospitare 60 uomini. Il tetto è stato asportato dopo la guerra ma il ricovero si trova su un meraviglioso terrazzo erboso. Dalla caserma parte un sentiero che conduce alla Croce del Vallonetto, dove è stato posto il nuovo cippo di confine tra Italia e Francia del 1947. La visuale è ancora più bella, con La Valle di Susa che si estende sulla sinistra, poi la cresta dell'assietta, Cesana e le sue Valli ed infine la Valle Chisone. E' una escursione che merita una gita a parte!

Il Petit Vallon

Il versante sud dello Chaberton è ricchissimo di siti storici da visitare; una intera giornata può non essere sufficiente a visitarli tutti. La via di accesso parte da Claviere ed è un ripido sentiero che si inerpica tra pendii ghiaiosi e raggiunge direttamente la batteria Alta del Petit Vallon. L'accesso alla mulattiera militare che partiva dalla statale del Monginevro è stato distrutto durante i lavori di costruzione nei nuovi tunnel stradali. La mulattiera è un sentiero segnalato dal C.A.I. e lungo il suo spettacolare percorso sono presenti: Il corpo di Guardia della Tagliata (800), Batteria Bassa del Petit Vallon (800), la fontana dei Camosci costruita dalla sezione A.N.A. locale. Da questa sorgente esce tutto l'anno acqua limpidissima e pura direttamente dalle viscere della Montagna. Per potere accedere a questi siti l'escursionista è attualmente obbligato a un lungo e tedioso saliscendi della montagna. Sarebbe auspicabile che le amministrazioni locali o la provincia, che gestisce la statale del Monginevro, riattivassero al più presto l'accesso alla mulattiera militare. Purtroppo per i lavori della statale è stata anche demolita la ottocentesca caserma su due piani della tagliata, che versava da anni in stato di completo abbandono!

L'osservatorio di artiglieria della " Portiola".

Il tenente Rossi alla Portiola. Foto archivio privato Rossi.

Sullo splendido pianoro di batteria Alta del Petit Vallon si possono ammirare i resti della batteria ottocentesca, al di sotto dei quali negli anni trenta, scavando nela viva roccia, venne ricavata la 610^ batteria del Vallo Alpino "Vallonetto". Dalla ben conservata casermetta ottocentesca, parte una traccia di sentiero che porta a ridosso delle pietraie alla base dello Chaberton; tutto il percorso è accompagnato da pali di legno che costituivano l'antica linea elettrica della batteria dello Chaberton. A metà percorso, un quasi invisibile sentiero si porta sulla sinistra in direzione della Cresta Sud della Montagna. Il sentiero è in pessime condizioni, molto accidentato e ripido. Personalmente ho risalito la pietraia verticale sfasciando letteralmente, durante la discesa, i miei scarponi. A mezzacosta, sulla cresta, si raggiunge un pianoro dove sono ancora presenti: un ricovero in caverna per otto uomini ( con tutto l'arredamento originale), una garritta semicrollata e al centro della cresta quello che era l'osservatorio di artiglieria della " Portiola", utilizzato anche durante la battaglia delle Alpi. La vista è strepitosa ed il senso di isolamento totale. Su tutto il luogo vige un silenzio surreale. Il panorama su Montgenèvre e la catena dei suoi forti è perfetto! Nella foto a destra, il tenente Rossi ( ufficiale di artiglieria della 609^ batteria G.a.f. di Rocca Clarì) all'osservatorio della Portiola negli anni 40.

Il Pian delle Marmotte

Seguendo la linea palificata elettrica che risale il Petit Vallon, ad un certo punto questa si divide in due rami. La linea di destra conduce a una vertiginosa cresta, che porta alla 2^ stazione di tensione della teleferica dello Chaberton o " Pian delle Marmotte". Una casermetta in ottime condizioni, insieme a quello che resta dei tre cavalletti, sono letteralemente aggrappati alla montagna. A monte lo spaventoso salto per raggiungere la vetta, a valle la parete verticale di "Rocca Bleu" sopra il Gran Bosco di Chaberton dove era localizzata la 1^ stazione di tensione della teleferica. E' una lunga e faticosa escursione, ma vale la pena di farla per scoprire quello che era il vero capolavoro dello Chaberton, la sua linea teleferica (nel piccolo inserto in alto a dx., il penultimo cavalletto della linea negli anni trenta!)

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