Fotografia panoramica scattata da Monte Giaissez nel 2007

Il VII° Settore G.A.F.

Fotografia panoramica scattata da Cima Fournier negli anni 40 da ufficiali del VII° G.A.F.

 

Cartolina originale del VII Settore

Scudetto metallico

Distintivo con spilla del VII° settore

Cappello da ufficiale di artiglieria della G.a.f.

Cappello all'alpina senza penna (la Vedova!) da artigliere della G.a.f. (515^ batteria)

Vignetta del periodico "l' 8° Artigaf " del 1940, con l'eterna rivalità tra Alpini e G.a.f. per la penna sul cappello.

 

 

 

Mostrine in panno da bavero delle tre specialità della Guardia alla Frontiera. Manca la stella d'Italia di metallo al centro.

1930-1943 Nascita del "Vallo Alpino"

creazione del corpo della Guardia alla Frontiera

Dopo la fine della prima guerra mondiale e per più di un decennio, l'attività fortificatoria dei confini del Regno d'Italia si arrestò quasi del tutto. Le batterie corazzate avevano dato risultati deludenti e alla prova del fuoco si erano dimostrate troppo vulnerabili alle artiglierie di assedio Austro-Ungariche. La tragedia del forte Verena del giugno 1915, dove trovarono la morte 49 artiglieri, per un colpo da 305 austriaco che aveva sfondato la volta di calcestruzzo della batteria, convinse lo Stato Maggiore dell'opportunità di cambiare completamente i concetti strutturali delle postazioni difensive di confine. Non più grossi parallelepipedi di calcestruzzo con cupole corazzate ( fortezze mod. Rocchi), ma postazioni completamente ricavate all'interno della roccia : tunnel, riservette, locali logistici, camerate per il personale, comunicanti con le postazioni d'arma e gli osservatori, che, insieme agli ingressi dell'opera, erano le uniche strutture collocate all'esterno.Queste potevano essere semplici feritoie nella roccia, o grossi malloppi in calcestruzzo protetti da piastre o cupole d'acciaio. Fu così che le valli vennero nuovamente percorse da centinaia di operai civili e del Genio Militare, intenti a tracciare nuove vie di collegamento e a fortificare ogni singolo passaggio di confine. Il faraonico progetto prevedeva tre linee difensive successive; i cronici problemi di bilancio e di materie prime, sopratutto l'acciaio, ridussero drasticamente il progetto iniziale. Allo scoppio della guerra con la Francia del giugno 1940, solo la prima linea risultava essere quasi completata. Tutto l'arco Alpino da Ventimiglia al confine con la Iugoslavia venne suddiviso in diciannove settori della Guardia alla Frontiera, identificati da numeri romani progressivi; a presidio di questa linea difensiva vennero posti militari delle tre armi :" Fanteria, Artiglieria e Genio", inquadrati nel nuovo corpo della Guardia alla Frontiera, il cui motto, coniato dal Principe di Piemonte Umberto II era :" Dei sacri confini guardia sicura".

L'Evoluzione delle opere difensive italiane dal 1890 al 1930 in tre immagini

Batteria della Gran Costa (Assietta) in una fotografia di fine ottocento. I cannoni da 15 G.R.C. Ret. schierati in "Barbetta". Tipica opera fortificatoria del XIX° secolo del Regno d'Italia, a protezione dei confini.

Batteria La Court (Moncenisio) batteria corazzata antecedente alla prima guerra mondiale. In primo piano il tenente Guido Piasenza, comandante la batteria, in compagnia di " bobi", la mascotte.

Malloppo per cannone anticarro da 47\32 delle opere difensive di Cresta Rascià. I militari nella foto sono fanti del VIIb sottosettore G.a.f. Il secondo da destra è Leo Rimbotti di presidio alla postazione 53 di Cresta Rascià.

In basso, la planimetria del complesso di " Roc la Luna", composto da ben quattro centri di fuoco comunicanti tra loro grazie a lunghi tunnel. Il complesso era armato con tredici mitragliatrici e presidiato da più di cento uomini. Un vero e proprio " Istrice" di fuoco con uno sviluppo di 400 metri, in grado di proteggere la linea di confine : Monte La Plane, Colletto Verde, Monte Gimont, Cima Saurel, Col Gimont.

Nella fotografia, l'ingresso del Centro 15 nel giugno del 1940.

In questa splendida foto colorizzata degli anni 40, il tenente Ferrero, vicecomandante la 609^ batteria Rocca Clarì. La riproduzione dei colori oginali è estremamente fedele. Notare il simbolo di settore sul fregio del cappello e le mostrine G.a.f. di specialità.

Il VII° Settore di copertura Guardia alla Frontiera era posto a difesa del Colle del Monginevro e i suoi limiti territoriali andavano dal Colle di Desertes (escluso) al colle della Longia, tra Valle Argentiera e Val Germanasca, il comando di questo settore era a Cesana Torinese. Il settore di copertura era ancora suddisiso in due sottosettori. Il VIIb sottosettore comprendeva postazioni e batterie ( tra cui lo Chaberton) poste a difesa del Colle del Monginevro e dei Colli Centrali (Gimont, Bousson e Chabaud). Il VIIa Sottosettore occupava i capisaldi posti a difesa delle Valli Thuras e Argentiera. Le caserme più importanti del settore erano le "Casermette Varese" a Cesana Torinese per il VIIb e "l'Assietta" a Bousson per il VIIa; dove erano localizzati i magazzini di presidio ( viveri, casermaggio, genio militare, polveriera, l'autoparco e le salmerie). Il VIIb sottosettore posto a difesa dei passaggi più sensibili del settore, comprendeva : la 515^ batteria dello Chaberton, le quattro batterie in caverna del Vallo Alpino, 610^ " Vallonetto ", 609^ "Rocca Clarì", 608^ " Remolon " , 607^ "Begino"; diversi centri di fuoco imponenti, come Roc la Luna o il centro 7 al Begino, ed un'infinità di altre piccole opere. Sulla statale del Colle del Monginevro, tra Cesana Torinese e Claviere, era attivo il ponte della tagliata di epoca ottocentesca. Il VIIa sottosettore comprendeva centri di fuoco e capisaldi presidiati dagli uomini del gruppo Thuras ( per la valle omonima) e il gruppo Ripa ( per la Valle Argentiera). Erano inoltre presenti batterie campali di cannoni, obici, mortai appartenenti all'8° Raggruppamento artiglieria Guardia alla Frontiera. Le artiglierie più potenti schierate nel settore del Monginevro nel giugno 1940 dall' 8° raggruppamento erano: una batteria di mortai da 210/8, una batteria di mortai da 260/8, entrambe posizionate a Sagnalonga sopra Cesana Torinese, e i due mortai di preda bellica Austro-Ungarica da 420/12, sempre posizionati nei dintorni di Cesana. Questi ultimi risultarono operativi solo dopo la conclusione della Battaglia delle Alpi del giugno 1940. I due mortai da 420/12 sarebbero stati gli unici a poter creare dei seri problemi alle fortificazioni maginot francesi (Janus, Gondran, Les Aittes). Per assurdo che possa sembrare, da tutta questa frenetica attività fortificatoria venne escluso lo Chaberton, che mantenne la sua impostazione originale dei primi del 900. Gli unici lavori eseguiti tra gli anni 20 e 30, furono gli scavi delle gallerie sotto lo spalto. Lo scopo di questi lavori era l'incavernamento di tutti gli otto pezzi. Il progetto definitivo non venne mai realizzato, uno dei tunnel venne utilizzato come deposito proietti. La 515^ batteria era da considerare obsoleta e da radiare dall'elenco delle fortificazioni già dopo la fine della prima guerra mondiale. Un'errore tattico degli alti comandi che costerà la vita di dieci giovani artiglieri e più di cinquanta feriti tra cui molti ustionati gravi, vittime del bombardamento francese del 21 giugno 1940.

 

 

Il VIIb sottosettore. Nella foto a sx., in basso la statale del Monginevro, incastonata tra le pendici sud dello Chaberton e Rocca Clarì, sul fondo la piazzaforte di Briançon ( citè Vauban). Nella foto a dx. i " Colli Centrali " con l'indicazione delle principali batterie in caverna del Vallo Alpino.

Il VIIa sottosettore. Nella foto a sinistra, l'imbocco della Valle di Thuras, al fondo Grange Thuras, completamente distrutte da un rastrellamento tedesco. Sede nel 1940 del "Gruppo Thuras" di presidio alle opere del Vallo Alpino. Nella foto a destra, la Valle Argentiera. A Giudigiai era presente un'importante polveriera di Settore. Al fondo della valle i capisaldi Mayt e Fioniere presidiati dagli uomini del "Gruppo Ripa".

 

Immagini dal VII° Settore Guardia alla Frontiera archivio R. Guasco

1940. Posa di reticolati al colle di Desertes. Sul fonfo le feritoie del centro 4 e il rifugio " Rocchette".

 1940. La "Tagliata di Claviere". Spendida foto in due scatti del corpo di guardia e del ponte metallico minato. Sul fondo la gola di S. Gervasio e Claviere.

 Le casermette "Varese" di Cesana Torinese in una foto degli anni 40. Tutta l'area era considerata presidio militare del VII G.a.f.

La caserma "Assietta" di Bousson negli anni 40. Sede del VIIa sottosettore Guardia alla Frontiera , era occupata dagli uomini del gruppo "Ripa" e del gruppo "Thuras".

Il campo sportivo di Batteria Alta del Vallonetto. Gli artiglieri della 610^ Batteria G.a.f., fotografati durante l'ora di reazione fisica. Al fondo l'ingresso della latrina ottocentesca.

La casermetta della 609^ batteria di Rocca Clarì, gli artiglieri dormivano in tende da dieci, gli ufficiali occupavano la casermetta.L'opera del Vallo Alpino era ubicata in roccia sotto il piazzale.

Gli artiglieri della 609^ batteria G.a.f. di Rocca Clarì, si esercitano con la mitragliatrice Fiat mod. 35. All'arma il Tenente Ferrero.

Rocca Remolon 1940. Gli artiglieri della 608^ batteria davanti al malloppo di uno dei pezzi da 75/27 dell'opera. Con la camicia chiara il Tenente Balliano, comandante di sezione.

Pattuglia a Cima Fournier per osservazioni e misurazioni. Il primo a sinistra è il tenente Romagnoli, dell'83^ batteria G.a.f. Sullo sfondo Monte Begino, sede dell'imponente centro 7.

Gli artiglieri della 607^ batteria Begino, impegnati in una partita a palla volo sul campo sportivo della batteria. Sullo sfondo monte Corbioun. Il 2° a sinistra è il tenente Borri, comandante di sezione. Se scappava la palla dovevano inseguirla fino al Lago Nero!

Distribuzione del rancio agli artiglieri della 83^ batteria G.a.f. di Monta Giaissez. Notare sulla destra il ricovero XXI, rifugio degli artiglieri. In primo piano il tenente Romagnoli, ufficiale di batteria. Gli avantreni dei cannoni fungevano da panche!

Grange Thuras negli anni 40. Della splendida borgata oggigiorno esistono solo più dei ruderi. Le baite vennero incendiate dai tedeschi nel corso di una rappresaglia. Dieci partigiani furono trucidati sul ponte visibile a sinistra.

 Forte Chaberton 1938. L'ufficiale medico del presidio di guardia in primo piano. L'ufficiale era stato preso in prestito dal 3° Reggimento Alpini. Dietro di lui in camicia il tenente Fagnola, comandante di sezione alla 515^ batteria.

Distribuzione del rancio ai fanti della G.a.f. del gruppo "Ripa" davanti alla casermetta XXIII del Colle Mayt. Sul fondo il sentiero che conduce al Colle della Fioniere. Il tenente Quaranta, con le mani sui fianchi, procede al controllo del rancio!

Montgènevre inverno 1940-41. I militari italiani di presidio ai territori francesi occupati, si concedono meravigliose sciate sui dolci pendii del Monginevro. Sullo sfondo la Cresta del Gondran e lo Janus. Ai tempi si risalivano le piste a fiato e si scendeva a perdifiato!

Ufficiali italiani del VII° settore Guardia alla Frontiera, trascorrono le interminabili ore di presidio invernale in territorio francese, con lunghissime partite a carte. Montgènevre venne occupata dagli italiani fino al 9 settembre 1943.

Gli stessi posti settant'anni dopo foto di R.Guasco

L'impressionante monolito di roccia di Rocca Remolon, i quattro buchi sono altrettante cannoniere dell'opera del Vallo Alpino, 608^ batteria. Davanti il laghetto di Clot Foiron.

Monte Giaissez, a destra il ricovero XXI, rifugio negli anni 40 degli artiglieri dell' 83^ batteria G.a.f. Sullo sfondo Monte Corbioun e dietro più alto di tutto ciò che lo circonda, lo Chaberton.

Monte Furgon, fotografato da una finestra del ricovero XXI, altro che televisori al plasma!

La casermetta XXIII del Colle Mayt, visibile sullo sfondo.

Il Gran Miol fotografato da una finestra della casermetta XXIII.

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